
17 anni
Stavo rovistando nel pc di mio padre, e ho scoperto che, in un'epoca in cui ancora non perdevo una penna usb ogni 3 mesi, non avevo riportato tutti i miei file da quel pc a quello che ho a casa, archivio a doppio HD di tutto il mio passato, presente e futuro informatico.
Così ho ritrovato foto, lettere e altre cose che non ricordavo più neanche di aver scritto, fatto, detto. Un pò come aprire una scatola dimenticata sotto il letto in una camera dove non si entrava da anni.
13 anni
E a fagiuolo è andata, perchè avevo promesso un post sulla Vita...e ho ritrovato una mia relazione di filosofia, scritta alla tenera età di 17 anni(6 anni fa...Dio mio divento vecchio e non me ne accorgo)...il professore aveva stabilito che analizzassimo filosoficamente un tema ciascuno...che rispondessimo filosoficamente alla domanda "Che cos'è..." e a me toccò, per estrazione, la Vita.

15 anni
Sono passati 6 anni, allora ero ancora abbastanza credente...
ma a parte questo, avevo per il 90% le medesime idee che ho adesso, a riguardo. Clessidra Infranta compresa.Non sono mutato neanche un pò? Temo. Incazzato allora, incazzato adesso.Eccovi il testo integrale, che è poi il succo del post che volevo farvi, anche se quello di adesso sarebbe stato più complesso.
Forse una cosa è cambiata: sono diventato più noioso.
16 anniLa Vita
Cos’è la Vita?In pochi hanno osato tentare di rispondere con un ragionamento filosofico a tale domanda, aggirando la domanda diretta con la generazione di
filosofie di vita. La Vita è la somma delle esperienze accumulate da un essere vivente dal Concepimento fino alla Morte, ed inizia necessariamente alla fusione dei gameti maschili e femminili all’atto dell’accoppiamento o, nel caso degli organismi più semplici, al termine delle diverse modalità di riproduzione. Se difatti definiamo come “essere vivente” anche un essere unicellulare, come possiamo non ritenere tale anche la cellula uovo appena fecondata, che seppur ancora ovviamente non autosufficiente, possiede un DNA proprio ed unico? Campo della Medicina, dell’Etica e della Religione è poi riconoscere o meno a tale cellula già dignità di essere vivente, e nel caso degli esseri umani, depositario di quel diritto alla vita riportato nelle Costituzioni democratiche.
Ma come possiamo riconoscerci come vivi ed esistenti?Cosa differisce ogni essere vivente dall’altro, un animale da una pianta, un sasso da un uomo, un uomo da un altro uomo?Per gli uomini possiamo utilizzare e modificare a tal fine l’Albero della conoscenza di Cartesio, metaforizzando ognuno di noi come un albero, le cui radici sono l’essenza (l’anima) del singolo, il tronco il corpo, che a sua volta deve essere curato (Medicina), possiede la capacità di muoversi (Meccanica), e ha una mente in grado di pensare e scegliere (potenzialmente) ciò che il buonsenso le detta (Morale).
Per gli animali e per le piante tale suddivisione non sarebbe corretta, nonostante sia probabile che, in quanto esseri viventi e generati fisicamente allo stesso modo degli uomini, posseggano un’anima (piante comprese), mentre è innegabile che abbiano un corpo e che siano condotti da un istinto, permeato inoltre di buonsenso molto più spesso che non l’intelletto umano.
Abbiamo detto che la vita è una somma di esperienze, di cui la Nascita e la Morte possiamo definire esperienze sensoriali primarie. Vogliamo quindi tralasciare la possibilità di una vita ultraterrena, e limitarci a quella, limitata dal disfacimento cellulare, costituita dall’utilizzo del corpo. Le esperienze sensoriali secondarie sono perciò tutti gli eventi che riempiono lo scorrere del tempo tra le due primarie, comprese le esperienze intellettuali. E dal momento che anche il concetto di Tempo è legato a quello di nascita e morte, senza cui la percezione del cambiamento occorso nello scorrere dei giorni, causato dall’instabilità dei composti organici, non sarebbe affatto necessaria, ne risulta che anche i tipi di esperienze che paiono esterne al trascorrere della vita sono invece contenute in essa e da essa inscindibili.
Avendo quindi assunto la Vita come trascorrere di esperienze sensoriali ed intellettive, scopriamo evidenti, nel corso della storia filosofica e/o sociale umana, i metodi attraverso cui gli uomini hanno cercato di affrontare tale pioggia di esperienze: alcuni, come epicurei e stoici, hanno giudicato come via ottima il distaccamento dai turbamenti e dalle passioni, in una ricerca della totale apatia e atarassia contro appunto le sofferenze e le passioni che tormentano senza possibilità di scampo l’uomo; i primi teologi cristiani, come S.Agostino, hanno invece acquisito l’idea della vita come una sorta di Prova, un passaggio attraverso magnifiche tentazioni di cui però non possiamo curarci, al fine di raggiungere la vita eterna nel promesso Regno dei Cieli; i più recenti esistenzialisti, proclamavano mestamente con Sartre la prigionia dell’umanità dietro le sbarre della libertà assoluta, senza guida e senza un futuro. Oggi, infine, con la diffusione della cultura di massa, pare che l’intera storia della Filosofia che riguarda il rapporto con la Vita si concentri ogni istante nel presente; questo è un sintomo probabile di una crisi che avvolge e assilla sensibilmente la sfera sociale degli esseri umani: l’uomo, perso per l’eccessiva laicizzazione il rapporto con Dio, soffocato dalla cementificazione dell’ambiente, accecato dalla scomparsa di una naturale divisione giorno-notte(dovuta alla globalizzazione, che viene attuata dimenticando lo sfiancante sfasamento dovuto ai fusi orari, e all’utilizzo quasi smodato delle lampadine e dei neon), avvelenato da radiazioni, campi magnetici, cibi modificati o portatori di malattie, programmi televisivi considerabili vere e proprie offese all’intelletto, ricerca nelle più disparate filosofie o religioni un proprio spazio esistenziale, dove la Vita paia ritornare nelle proprie mani o in quelle di un’Entità che sia in grado di consegnare ad essa un senso valido e che permanga oltre il limite della Morte. Tuttavia, questo affollarsi di neo-filosofie aumenta soltanto la confusione generale, a causa della carenza assoluta di certezze. La Vita diventa quindi simile ad uno degli ologrammi stampati sulle nuove banconote Euro: a seconda della luce e dell’angolazione da cui lo si guarda, cambia radicalmente colore e significato. In breve, la visione dell’esistenza dipende da ciò che ognuno di noi intende vedere, o che gli è permesso vedere: Religione, Ateismo, Caso, Destino, Sfortuna e Fortuna sono convenzioni sviluppate come risposta alle varie domande che sorgono nella mente umana davanti all’accadere delle esperienze, in cui ciascuno sceglie ciò che suggerisce la propria educazione o ciò che gli è più conveniente.
Possiamo concludere riassumendo ed esplicando: La Vita è la somma delle esperienze accumulate da un essere vivente dal proprio concepimento fino alla morte, pertanto possiamo stabilire il concepimento proprio come acquisizione del Diritto alla Vita; ciò che differisce ogni essere vivente da un altro è la propria essenza, dovuta al possedimento di un proprio corpo, di un proprio intelletto e di una possibile anima; il concepimento e la morte possono essere denominate esperienze sensoriali primarie, mentre tutto ciò che avviene all’interno di queste due esperienze, identificate come racchiuse all’interno di un solo istante ciascuna, viene denominato come raccoglimento delle esperienze sensoriali secondarie, che sommate alle due principali costituiscono quindi la totalità della Vita; nella storia si registrano centinaia di filosofie di vita, che si sono accalcate con gran confusione nel mondo contemporaneo; ogni visione della Vita che si possiede è dovuta alla propria condizione sociale, alla propria educazione o convenienza, e ne deriva quindi una totale impossibilità di riscontrare una Verità unica. La risposta alla domanda “Cos’è la Vita” resta quindi aperta, data la probabile necessità di più di una vita per spiegare l’infinità varietà di significati della stessa.
Petrilli Niccolò, IV A
Nota bene: il termine UOMO usato in questo testo indica sempre un generico ESSERE UMANO, al di là di qualunque differenza fisica e sessuale.
Documenti: “Filosofia”, De Bartolomeo-Vagni. Edizioni Atlas.
“Il mondo di Sofia”, J.Gaarder. Longanesi&C.
“Grande enciclopedia De Agostini”. Istituto geografico De Agostini.

18 anni
Se c'è qualcosa di più buffo del pensare a chi eravamo, è pensare a chi siamo diventati.
Marzo 2007
8 commenti:
Sulla definizione di vita sono d'accordo, sul fatto che sei più noioso adesso.. non lo so perchè non ti conoscevo prima e comunque non sei noioso ora.
Chi siamo diventati? Uomini sempre, più vecchi, più stanchi, più tristi.
Perchè le esperienze (belle o brutte) segnano, come vestiti indossati di frequente che si sciupano comunque.
(non ci posso pensare a quanto è bella la penultima foto**)
Che divertente. Io a 17 ero praticamente ateo e cominciavo appena a interessarmi di filosofia e a svegliarmi dal torpore religioso...
E va da sè che sono molto meno noioso adesso ^_^
"Se c'è qualcosa di più buffo del pensare a chi eravamo, è pensare a chi siamo diventati": frase più vera non c'è.
Ps: ho appurato che da piccolo facevi strani giochi e che a 17 anni scrivevi temi che io non sarei in grado di cominciare nemmeno oggi! ;-)
Santa paletta... ma io a 17 anni a malapena sapevo scrivere e far di conto... e tu hai scritto quel pò di roba???
Poi dicono che i ggggggiovani d'oggi sono ignoranti!!!
Noioso? Naaaaaaaaaaaaaaaa
Interessante. Si
Santa paletta... ma io a 17 anni a malapena sapevo scrivere e far di conto... e tu hai scritto quel pò di roba???
Poi dicono che i ggggggiovani d'oggi sono ignoranti!!!
Noioso? Naaaaaaaaaaaaaaaa
Interessante. Si
Cavolo :( me l'ha pubblicata due volte!!
Insomma gli sto antipatica a sto coso dei commenti... o nn mi si apre proprio ( mi dice verificare se si è cnnessi a internet) oppure me lo pubblica doppio!
Evvabbè, ma allora che lo dica!!!
Tutti esagerati...**
Claudio, a 17 anni sembravi una bella ragazza XD!
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